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Studenti e Futuro

Assistenti di base e collaboratori familiari. Competenze trasversali e abilità relazionali specifiche

immagine stilizzata mani che tengono un cuore rosso rosato

Un lavoro prezioso e complesso che necessita di “saper essere” per “saper fare… bene".

Quello di assistente di base e di collaboratore familiare è decisamente un lavoro impegnativo che richiede una molteplicità di competenze pratiche specifiche, competenze trasversali e abilità relazionali.

Un'attività di rilevanza sociale

Secondo il Censis, sono 1 milione 538 mila (+42% dal 2001) le persone che svolgono il lavoro di assistente familiare o collaboratore domestico prendendosi cura di 2 milioni 412 mila famiglie italiane (una su dieci), trovandosi così ad educare bambini, accudire anziani e assistere persone con disabilità. Un contributo importantissimo agli equilibri psicosociali di tante famiglie e un sostegno alle donne le quali troppo spesso si trovano isolate nella cura dei familiari, con difficoltà a conciliare i tempi di lavoro con quelli familiari, a volte costrette a contrarre le possibilità di crescita professionale o addirittura a rinunciare a lavorare.

Considerando che il 71,6% (più di un milione di posti di lavoro) di coloro che svolgono il lavoro di collaborazione domestica non è di nazionalità italiana si può comprendere come l'intero comparto svolga una funzione sociale importante e integrativa dei flussi migratori. Sul versante dei lavoratori italiani è interessante notare che dei lavoratori italiani che svolgono questa attività poco più del 25% ha un diploma o una laurea.

Ricchezza e varietà di mansioni e di competenze necessarie

Le mansioni che possono essere richieste a un collaboratore familiare o assistente di base sono numerose e diversificate. E rientrano prevalentemente nelle seguenti categorie:

  • gestione della casa (pulizia, preparazione pasti, espletamento di commissioni e pratiche);
  • accudimento ed educazione dei bambini;
  • conduzione di un automezzo e movimentazione di ausili per il sollevamento, trasporto e spostamento di persone con ridotta capacità motoria;
  • assistenza di persone anziane, disabili ed inferme nell’espletamento dei bisogni di pulizia, vestizione, nutrizione, ecc.;
  • assistenza specialistica di tipo più avanzato che include la somministrazione di farmaci e/o l'utilizzo di altri dispositivi e ausili.

Per apprendere ed eseguire tali mansioni con un livello di qualità elevato, più che un lungo periodo di studio, è necessaria una predisposizione mentale, un saper essere che fa la differenza tra il saper fare e il saper fare bene.

Sono richieste qualità come la disponibilità e l'umiltà di svolgere volentieri anche mansioni basilari come, per esempio, fare le pulizie o riordinare gli ambienti. Molte persone limitano le proprie possibilità di impiego perché si rifiutano di svolgere mansioni che, pur essendo apparentemente di basso livello, rivestono un’importanza fondamentale: curare l’igiene e l’ordine dell’ambiente domestico o di lavoro è un elemento imprescindibile per il benessere e la salute sia mentale che fisica.

Altre caratteristiche favorevoli sono la voglia e la capacità cimentarsi in situazioni nuove e compiti inediti traendone apprendimento ed esperienza.

In questo modo si può mettere nel proprio carnet di offerta un ampio ventaglio di servizi che consentano all’utenza di soddisfare più esigenze grazie al supporto di un’unica persona. Aspetto questo importante nell’economia di una famiglia o di un individuo con disabilità. Avere un collaboratore in grado di svolgere molteplici funzioni riduce i costi e soprattutto attenua l’impatto relazionale ed emotivo sugli equilibri familiari o sulla vita di una persona che necessita di assistenza.

Chi è disponibile e in grado di svolgere più compiti, quindi, diviene prezioso, dà continuità e stabilità alla propria attività lavorativa e accresce la possibilità di ottenere condizioni retributive migliorative.

Una competenza fondamentale, la flessibilità, consente di passare da mansioni più semplici ad altre più complesse nel breve volgere di qualche ora (e a volte senza preavviso) per adattarsi alle esigenze dell’utenza. A volte, le esigenze personali o lavorative di una famiglia non consentono una programmazione minuziosa dello svolgimento della giornata, per questioni legate sia al piacere e alle preferenze personali, sia alla gestione di urgenze e imprevisti. Questo aspetto diventa particolarmente importante quando si lavora con un'utenza composta da persone con disabilità le quali dipendono totalmente o quasi dall’assistente negli atti quotidiani.

Entrano qui in gioco due competenze trasversali fondamentali, molto richieste in tutti i settori lavorativi: la flessibilità e l'adattabilità.

Infatti, un assistente che accoglie e accompagna di buon grado il verificarsi di cambi di programma o imprevisti facilita lo svolgimento delle attività quotidiane e il clima relazionale oltre che lo stato d'animo proprio e della persona assistita.

La capacità di modulazione delle emozioni e di tolleranza dello stress favorisce all'interno della relazione di assistenza un clima di emozioni positive; al contrario, caricare la relazione di assistenza di emozioni negative, nel contatto assiduo e duraturo con la persona assistita, va a minare significativamente la qualità della vita di quest'ultima.

Il ruolo dell'assistente è quello di alleviare la persona assistita dal peso della condizione di disabilità aiutandola a sperimentare quanto più possibile una condizione di libertà individuale di azione.

E' importante altresì la capacità di assumersi responsabilità e di ponderare i rischi, necessaria per svolgere mansioni delicate. Guidare un veicolo con a bordo bambini o persone con disabilità è un’attività che comporta attenzione e vigilanza. Somministrare farmaci è una mansione che richiede regolarità e precisione rispetto ai tempi e alle dosi: commettere errori può inficiare l’efficacia delle terapie.

Uno scarso senso di autoefficacia e la presenza di ansia favoriscono risposte di evitamento di fronte a compiti delicati; mentre, un senso di autoefficacia elevato, la capacità di prendere decisioni e di assumersi responsabilità, accrescono il livello di professionalità, di competitività e il potenziale di occupabilità.

Ulteriori qualità e competenze consentono all’assistente familiare di contribuire al mantenimento degli equilibri relazionali e sociali della famiglia, soprattutto nel caso lavori con persone diversamente abili che per necessità devono dare accesso all’assistente ad ambiti estremamente intimi.

Per esempio, nell'area sensibile dell'intimità fisica, per lavorare in modo competente e appropriato è fondamentale la delicatezza nel contatto fisico e nel manipolare il corpo della persona assistita. Ad esempio, i movimenti bruschi di una persona emotivamente alterata o insofferente sul corpo di un altro che si sta affidando per essere vestito o lavato, vengono trasmessi senza mediazione né filtro e inducono un forte disagio in chi li subisce.

In quest'area dunque è importante la consapevolezza della comunicazione non verbale e corporea, come anche la capacità di modulare le risposte emotive a volte anche inconsapevoli.

Tra le qualità più importanti si annoverano la riservatezza, la discrezione, l’equilibrio relazionale ed emotivo. Nel partecipare al ménage quotidiano di una famiglia o di un utente disabile o anziano, occorre:

  • tutelare la privacy rispetto all'ambiente esterno;
  • mantenere equilibrio nell'investimento dei propri bisogni relazionali sugli utenti;
  • avere una chiarezza di confini rispetto al proprio ruolo di supporto, affinché non interferisca nei rapporti familiari e/o amicali delle persone assistite.

A tal fine, una strategia efficace per il lavoratore è quella di creare e mantenere una propria rete relazionale di supporto e di “rifornimento” emotivo, nonché la capacità di prendersi cura di sé e di gestire adeguatamente l'esposizione allo stress lavorativo.

Rispetto a questa professione, spesso si tengono maggiormente in considerazione gli aspetti tecnici del lavoro di assistenza, quelli del saper fare, mentre le competenze trasversali e le abilità relazionali vengono sottovalutate sia da parte della domanda (chi seleziona) che da parte dell'offerta (chi si propone).

Eppure, la qualità della relazione è un aspetto predominante. Un po' come avviene in altre forme di relazione d'aiuto, per esempio nella psicoterapia, dove una persona mentre assiste un’altra, “somministra” se stessa.

Per tutti questi motivi sia nella selezione che nella formazione di personale di assistenza è necessario considerare gli aspetti emotivi, caratteriali e relazionali ed etici tanto quanto quelli tecnici. Se necessario, è possibile intervenire sulla relazione chiarendo questi aspetti e correggendo modalità relazionali disfunzionali.

A cura di Lelio Bizzarri, psicologo - psicoterapeuta specializzato presso la Scuola di Specializzazione in Psicologia Clinica di Comunità e Psicoterapia Umanistica Integrata ASPIC.

Sito web: www.bizzarrilelio.it

Photo credit: per gentile concessione di atibodyphoto su FreeDigitalPhotos.net

 


 


 


 


 

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